Mediterranean of Myths | Research Group
The research group was formed as a result of the convergence of the study paths of several researchers at the CNR ISPC. At the center of their common interest is the world of Mediterranean myths, i.e., traditional tales developed by the various peoples of the ancient Mediterranean and neighboring areas, set in the distant past and featuring not ordinary men, but gods and heroes. Through these adventurous tales, which may contain elements of transfigured historical reality, ancient peoples expressed their ethical and political values, creating the ideological foundations of the very natural and social reality in which they lived. By analyzing them with the appropriate tools, we now have the opportunity to reconstruct the worldview and religious mentality that, on a collective level, guided their lives.
The best-known and most studied mythology of antiquity is that created by the Greeks, which also influenced neighboring peoples through colonization and cultural contact. The Phoenicians, Etruscans, Italic peoples, and those living on the southern shores of the Mediterranean also developed local repertoires of more or less original myths, which were then overlaid with more ‘universal’ Hellenic myths, such as those linked to the figure of the colonizing hero par excellence (Heracles). Even for prehistoric periods, although we cannot speak strictly speaking of mythological tales, the artistic production of the Mediterranean peoples and surrounding areas shows evidence of a complex figurative style that often translates into narrative ‘stories in pictures’: we could say that this is the ‘myth – understood as a story – before the myth’.
Bringing to light the hidden links between antiquity and modernity
The research group aims to study this “Mediterranean of myths,” highlighting the paths and trajectories that led to the creation, dissemination, and contamination of individual stories. In particular, the group studies the myths that originated and circulated in the central-eastern and southern Mediterranean, in Greece, the Aegean, pre-Roman Italy, the Phoenician-Punic world, and more generally, in North Africa. Where possible, the mythical tales are linked to contemporary folk traditions still alive in various parts of the Mediterranean area, bringing to light the hidden links between antiquity and modernity.
Methodologies
Myths circulated in the ancient Mediterranean mainly in the form of oral tales or actual literary compositions handed down in writing (epic and lyric poetry, but also repertoires of myths and works of various erudition), or in the form of picture stories. The first category of evidence is studied mainly by philologists, anthropologists of the ancient world, and scholars of comparative mythology; the second category is studied mainly by historians of ancient art and archaeologists who are familiar with the world of images and iconographic issues. In terms of the methodologies applied, the members of the group mainly belong to the second group of researchers, but – like all archaeologists – they pay close attention to the ‘context’ of their study. Particular attention is paid to plastic works, vase painting, numismatic documentation, and rock art.
Through the collaboration of ISPC cultural mediators who are experts in storytelling and various virtual archaeology techniques, as well as colleagues specializing in graphic arts, the research group aims to expand the platform for those who wish to enjoy this wealth of knowledge. The ultimate goal is therefore twofold: on the one hand, to deepen scientific knowledge of the heroic and divine myths of the ancient Mediterranean and, on the other, to create cultural products and virtual applications that can be enjoyed and used to the fullest by different categories of users: in addition to professionals specializing in fields other than iconography, museum curators, teachers, students, young people who are already educated but interested in learning more about the world of myth, and enthusiasts of archaeology and ancient literature.
Il racconto del mito
Un viaggio nella mitologia mediterranea
La rubrica del gruppo di ricerca Mediterraneo dei miti
Teaching activity and higher education
The research group is involved in advanced training activities with various universities:
- Università degli studi Federico II di Napoli, Dipartimento di Architettura (DiARC)
- Università degli studi di Napoli L’Orientale, corso di Preistoria e Protostoria
- Scuola Interateneo di Specializzazione in Beni Archeologici “Tra Oriente e Occidente”, Università degli Studi di Salerno, Università degli Studi di Napoli L’Orientale, corso di Etnografia Preistorica dell’Africa e dell’Asia
Periodicals and Series
Il Mediterraneo dei miti, CNR series currently being compiled (ed. Sara Di Marcello)
Staff Mediterraneo dei miti
How to contact us
medimitgroup@ispc.cnr.it
Projects and Research activities
Fin dalli primi tentativi di definizione cronologica e culturale dell’Egeo durante l’età del Bronzo, è un dato saldamente acquisito che le civiltà, minoica prima e micenea in seguito, avessero elaborato un complesso sistema di rappresentazione figurata su molteplici supporti, come pitture parietali e sigilli, lasciando intravvedere un mondo di simboli, valori e credenze.
Il tentativo di percepire e ricostruire i possibili molteplici nessi simbolici tra immagine e sistema concettuale diventa, grazie alla ricchezza della documentazione relativa la Grecia del II millennio a.C., una sfida a cui l’archeologo non può sottrarsi per stabilire nessi o, in altrnativa, elementi di discontinuità con l’altro straordinario contesto ideologico e cosmogonico rappresentato dal mondo omerico, che va concettualmente a colmare il periodo compreso tra il collasso della civiltà palatina micenea e la formazione delle prime società organizzate intorno alla polis. Partendo dalle prime elaborazioni proposte dal mondo minoico, per poi passare alla società micenea che elabora un complesso di miti dominato da forze divine, si può recuperare uno o più fili della complessa trama cosmogonica che troverà secoli dopo una prima sistematizzazione non solo nell’epica omerica, che eredita certamente un patrimonio mitologico più antico, ma soprattutto nel grande processo normativo elaborato da Esiodo (resp. Massimo Cultraro).
Esistono numerose testimonianze iconografiche ed epigrafiche del fatto che gli Etruschi elaborarono un proprio repertorio di miti. Di questo repertorio, che si è stratificato nel tempo, fanno parte sia racconti “presi di peso” da altre culture, in particolare da quella greca, che racconti apparentemente più originali che, sia nei protagonisti, che nelle storie raccontate, non mostrano debiti rilevanti nei confronti del mondo greco. La ricerca prende in considerazione soprattutto i casi in cui l’interferenza culturale fra mondo greco e mondo etrusco è maggiore (resp. Vincenzo Bellelli).
Il patrimonio di immagini legate al mito offre un serbatoio pressoché inesauribile per lo studio storico e antropologico del mondo antico. Poiché l’immagine non è parola, il testo figurativo va considerato non vassallo della fonte letteraria, ma alleato e alternativo ad essa e deve essere indagato secondo metodi propri: in questa prospettiva particolare attenzione deve essere riservata allo spazio (sacrale, pubblico, funerario) nel quale il racconto mitico figurato viene chiamato a svolgere la sua funzione (resp. Fabio Caruso).
Il tema proposto privilegia l’analisi del rapporto tra narrazione mitica e pratica rituale, con particolare riguardo a momenti di fondamentale importanza nella vita dei Greci, per noi spesso ricostruibili sulla base dell’evidenza materiale. Pratiche votive, rituali legati al passaggio d’età e all’integrazione di nuove generazioni nella società, matrimonio, ritualità funeraria, sono solo alcuni degli aspetti della religiosità greca che si definiscono e si svolgono sullo sfondo di narrazioni mitiche che costituiscono, secondo le parole di Julien Ries, la “costante importante e permanente del sacro” (resp. Antonella Pautasso).
Le caratteristiche naturali dell’ambiente svolsero senza dubbio un ruolo chiave nella formazione culturale delle comunità fenicie, così nelle originarie sedi di Oriente come nelle regioni occidentali del Mediterraneo in cui migranti levantini andarono a insediarsi. Nell’ambito dei processi che, nelle mappe concettuali degli antichi protagonisti, trasformarono l’ambiente in un luogo abitabile (il “luogo” in “località”), uno strumento prioritario fu senza dubbio rappresentato dal mito; quest’ultimo dovette svolgere il compito ineludibile di fondare la presenza stessa dei Fenici in certi territori e di garantire la sicurezza di quella presenza attraverso il favore delle potenze divine. Con questa linea di ricerca, dunque, ci proponiamo di esaminare le forme in cui il paesaggio venne rielaborato culturalmente dai Fenici; la lente principale di osservazione sarà rappresentata dalle ideologie e dalle credenze religiose delle comunità in oggetto (resp. Giuseppe Garbati).
I contesti, le rielaborazioni e gli adattamenti e/o adeguamenti per le esigenze di autorappresentazione delle aristocrazie.
Sin dagli ultimi decenni del VI secolo a.C., i gruppi ristretti dominanti della Puglia e della Basilicata sono i principali acquirenti dei prodotti realizzati dalle officine attiche e poi italiote, con particolare riguardo ai vasi di maggiori dimensioni quali i crateri. Si tratta di una domanda altamente qualificata, poiché a tali oggetti, che costituiscono gli elementi più complessi del corredo funebre, sono affidati i messaggi ideologici e le esigenze rappresentative dei defunti: la loro ricchezza, il ruolo sociale rivestito in vita, l’adesione a modelli culturali e ideologici ellenici, così come l’adesione e l’intima partecipazione a forme di religiosità e a credenze di tipo salvifico, tuttavia rielaborati e adeguati ai propri valori e alle proprie categorie mentali. Per tali motivi è molto probabile che tale qualificata clientela abbia condizionato in seguito la produzione figurata italiota sin dall’inizio con le proprie necessità espressive, avanzando richieste specifiche e operando scelte a livello tematico e compositivo (resp. Andrea C. Montanaro).
Le relazioni fra miti antichi e tradizioni popolari moderne sono note da tempo, ma l’estrema difficoltà di definire i caratteri specifici di questo legame e di distinguere all’interno dei fenomeni contemporanei ciò che ha radici antiche da ciò che è creazione autonoma recente, ha spesso impedito di giungere a una loro chiara comprensione. Un’analisi non pregiudiziale dei miti antichi nel loro contesto mediterraneo e della possibilità che di essi vi sia ancora traccia nel mondo di oggi, può contribuire a fare emergere alcuni indizi della loro presenza non solo in culti, azioni rituali, festività, costumi funerari, ma anche nella materialità di oggetti, insediamenti, infrastrutture, aree cimiteriali, riportando alla luce i legami nascosti fra antico e modernità (resp. Lucia Alberti).
Questo filone di ricerca si concentrerà sull’analisi dei siti di arte rupestre delle regioni sahariane e dell’Africa mediterranea, con particolare riguardo allo studio delle figure fantastiche e delle scene narrative dal chiaro valore mitologico, che spesso caratterizzano i registri artistici relativi alla tarda preistoria nordafricana. Queste raffigurazioni di carattere mitico o religioso sono spesso di difficile interpretazione; nell’ambito delle attività condotte in seno al Gruppo si tenterà di delinearne le caratteristiche principali e i loro possibili significati (resp. Giulio Lucarini).
Soggetti di carattere narrativo e mitologico sono piuttosto rari nell’immaginario cretese fino al VI secolo a.C., popolato da demoni alati e da esseri fantastici che si prestano a varie interpretazioni. È tuttavia interessante comparare tali testimonianze, tipiche del mondo cretese, alle prime manifestazioni figurate che seguono iconografie comuni al resto del mondo greco (resp. Giacomo Biondi).
Si tratta della divulgazione del patrimonio mitologico antico tramite racconti teatralizzati e allestimenti espositivi. L’espediente narrativo ha l’intento di avvicinare in modo originale lo spettatore alle vicende mitologiche del mondo classico che, se per l’uomo antico erano note, oggi risultano spesso sconosciute. Le narrazioni teatralizzate e le esposizioni, anche con l’uso di nuove tecnologie, vengono così concepite come una forma alternativa di tipo “emozionale” di comunicazione dell’archeologia rivolta al vasto pubblico (resp. Dimitris Roubis).
Tra la seconda metà del VII e la prima metà del VI sec. a.C. in Grecia, e soprattutto nella Ionia, si verifica una grande trasformazione culturale e religiosa che cambia l’approccio dell’uomo con la religione e porta ad una revisione dei miti popolari, come ad esempio nel caso di Eracle. Proprio in connessione con questo grande mutamento si afferma una nuova attitudine di ricerca e interpretazione del reale che ricorre in modo differente, secondo una via critica e razionale, al mito. Le prime testimonianze di storiografia arcaica si caratterizzano proprio per un mutato approccio al mito che, alla luce del suo valore interpretativo della realtà, viene riletto in una chiave diversa che critica il valore della tradizione come fonte di verità assoluta e di attinenza fattuale. Si propone quindi lo studio delle dinamiche connesse alle prime forme di storiografia legate alla revisione critica del patrimonio mitologico da parte degli storici arcaici in prima persona attraverso ricerche condotte il più possibile attraverso le esperienze personali. (resp. Ennio Biondi)
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Main collaborations
Istitutions
- Association for Coroplastic Studies (AcoSt)
- Direzione regionale Musei del Lazio
- École française de Rome
- Institut National des Sciences de l’Archéologie et du Patrimoine, Maroc
- Institute National du Patrimoine, Tunisie
- Istituto Archeologico Germanico, Roma
- Istituto nazionale di Studi Etruschi ed Italici, Firenze
- Ministry of Tourism and Antiquities, Egypt
- Parco archeologico di Morgantina e della villa romana del Casale di Piazza Armerina
- Parco archeologico di Siracusa, Eloro e Villa del Tellaro ed Akrai
- Parco archeologico greco romano di Catania e archeologico/paesaggistico della Valle dell’Aci
- Scuola Archeologica Italiana di Atene
- Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio dell’area metropolitana di Roma e della Provincia di Rieti
- Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio dell’Etruria meridionale e della Provincia di Viterbo
- Soprintendenza Archeologia Paesaggio e Belle Arti del Lazio
- Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio Puglia
- Soprintendenza Beni Culturali e Ambientali, Agrigento
- Soprintendenza dell’Attica Orientale, Grecia
- The British School at Rome
Universities
- Università Kore, Enna
- Università di Malaga
Museums
- J. Paul Getty Museum, Los Angeles (USA)
- Museo del Louvre, Parigi
- Museo della Città Metropolitana di Bari
- Museo di Belle Arti, Budapest
- Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia
- Polo Museale della Puglia
Main publications
L. Alberti, C. Paterna, L. Piccardi, Eracle e le sue fatiche. L’età del Bronzo greca raccontata da uno dei suoi protagonisti, CNR Edizioni, Roma 2017.
V. Bellelli, L’impatto del mito greco nell’Etruria orientalizzante: la ceramica figurata, in Meetings between Cultures in the Ancient Mediterranean, in Atti del XVII Congresso internazionale di Archeologia classica (Roma 2008), “Bollettino di Archeologia on line”, 1, 2010/ Volume Speciale C/C4/4, 27-40.
G. Biondi, Eracle e Apollo? Sull’interpretazione di due vasi orientalizzanti da Aphratì, “Cronache di Archeologia”, 33, 1994 (2002), 71-75.
F. Caruso, Zeus Peloros e gli altri: un nuovo sguardo ai dipinti del “sacello pagano” nella catacomba di Santa Lucia a Siracusa, in E.C. Portale, G. Galioto (eds.), Scienza e archeologia. Un efficace connubio per la divulgazione della cultura scientifica, Pisa 2007, 31-42.
M. Cultraro, L’anello di Minosse, Milano 2001.
G. Garbati, Tyre the Homeland: Carthage and Cadiz under the God’s Eyes, in G. Garbati, T. Pedrazzi (eds.), Transformations and Crisis in the Mediterranean. “Identity” and Interculturality in the Levant and Phoenician West during the 12th-8th centuries BCE. Proceedings of the International Conference held in Rome, Pisa-Roma 2015 (Suppl. “Rivista di Studi Fenici”), 197-208.
A.C. Montanaro, Da guerrieri ad eroi immortali. Aristocrazie e segni del potere in Puglia e Basilicata tra VIII e V secolo a.C., in N. Negroni Catacchio (ed.), Armarsi per comunicare con gli uomini e con gli dei. Le armi come strumenti di attacco e di difesa, status symbol e dono agli Dei, Atti del XIII Incontro di Preistoria e Protostoria in Etruria (Valentano, Pitigliano, Manciano 2016), Milano 2018, 631-668.
A. Pautasso, Anakalypsis e Anakalypteria. Iconografie votive e culto nella Sicilia dionigiana, in C.A. Di Stefano (ed.), Demetra. La divinità, i santuari, il culto, la leggenda. Primo Congresso Internazionale (Enna 2004), Pisa-Roma 2008, 285-291.
















