Il dio, la roccia, l’aquila

A cura di Giuseppe Garbati, primo ricercatore CNR ISPC della sede di Roma

Originariamente sorta su una piccola isola prospiciente la costa, ma attualmente unita alla terraferma, la città fenicia di Tiro, collocata in quello che è oggi il Libano meridionale, conobbe nel corso del I millennio a.C. una grande ricchezza e una straordinaria vivacità, grazie soprattutto al dinamismo dei suoi mercanti e della sua marineria. Il profeta Ezechiele, per esempio, maledicendone la grandiosità e la superbia, la apostrofa come «famosa e potente sui mari!» o come «città situata all’approdo del mare, che commercia con i popoli e con molte isole» (rispettivamente Ezechiele 26:17 e 27:3). Non è dunque un caso se proprio al protagonismo di Tiro si debba la nascita di alcune delle più importanti colonie fenicie d’Occidente, tra le quali, come narrano diversi autori greci e latini, la celebre Cartagine, fondata in Tunisia dalla principessa Elissa/Didone, fuggita dalla sua patria, o la ricca Cadice (Spagna atlantica), nata a seguito dei dettami dell’oracolo di Eracle (da identificare con il dio Melqart, il “re della città” già nel nome, patrono e protettore di Tiro).

Una città così potente, dunque, non poté che celebrare le proprie origini attraverso il mito. In particolare, pur se tarda (V sec. d.C.), una fonte riporta la tradizione secondo la quale Tiro fu generata dalla stabilizzazione e dall’unione di due rocce erranti in mare, le Ambrosiai Petrai. Nel dettaglio, è Nonno di Panopoli a narrare, nel suo poema dedicato alla vita di Dioniso, come Eracle/Melqart ordinò a uomini nati dalla terra di costruire una nave – la prima che avesse mai solcato i mari – e di raggiungere quel luogo dove due rocce, che «la Natura ha chiamato le Rocce Ambrosie», vagavano irrequiete nel mare. Nel cuore del suo racconto, Eracle/Melqart svela a Dioniso come su una di quelle due rocce sorgesse un ulivo, sulla cui sommità viveva un’aquila. Eseguito un sacrificio, il sangue dell’aquila, versato sulle rocce, cementò prodigiosamente gli scogli erranti, fissandoli, unendoli e consentendo così la costruzione di una città «con moli su due mari, da entrambi i lati» (Dionysiaca 40.311-580). È indicativo che proprio il nome fenicio di Tiro, ṢR (“Sur”), rechi il significato principale di “roccia”.

Di questo racconto possediamo testimonianze epigrafiche e archeologiche di rilievo, anche se per lo più di età recente. Il legame del dio Melqart con la “roccia”, per esempio, è testimoniato direttamente da alcune iscrizioni, databili nel complesso tra IV e I sec. a.C. Nei testi, rinvenuti in Fenicia e in diverse località del Mediterraneo occidentale, la divinità è descritta come “in Tiro/roccia”, “signore di Tiro/della roccia”, “sopra la roccia/Tiro”. Melqart, pertanto, è colui che domina le rocce sparse per i mari, da intendere – al pari della roccia per eccellenza, Tiro – come spazi abitabili, sui quali uomini e donne possono condurre la propria esistenza; sono spazi che il dio stesso ha contribuito a rendere stabili e fermi, come racconta il mito, e quindi sicuri, pronti ad accogliere le attività umane. Elementi specifici che appaiono nel mito di fondazione di Tiro si ritrovano poi, in età imperiale (III sec. d.C.), su alcune monete dalla città, nelle quali è riportata l’immagine di due pietre dalla sommità arrotondata, poste a fiancheggiare un ulivo o collocate accanto all’albero; la legenda identifica i due oggetti come le rocce Ambrosie.

Per saperne di più

M. Álvarez Martí-Aguilar, ¿Mentira fenicia? El oráculo de Melqart en los relatos de fundación de Tiro y Gadir, in F. Marco Simón, F. Pina Polo, J. Remesal (eds.), Fraude, mentira y engaño en el Mundo Antiguo, Barcelona 2014, 13-34.

C. Bonnet, I viaggi di Melqart. Dalla Roccia sacra di Tiro alle Colonne d’Ercole, in C. Bonnet, L. Bricault (eds.), Divinità in viaggio. Culti e miti in movimento nel Mediterraneo antico, Bologna 2021, 19-40.

G. Garbati, Tyre the Homeland: Carthage and Cadiz under the God’s Eyes, in G. Garbati, T. Pedrazzi (eds.), Transformations and Crisis in the Mediterranean. “Identity” and Interculturality in the Levant and Phoenician West during the 12th-8th centuries BCE. Proceedings of the International Conference held in Rome (May 8-9, 2013), Pisa-Roma 2015, 197-208.

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