Sacsayhuamán riemerge dalla foresta: nuove scoperte riscrivono le origini di Cusco, capitale dell’Impero Inca
Un progetto internazionale guidato dall’Università di Varsavia con il contributo del CNR ISPC utilizza tecnologie non invasive per ricostruire le prime fasi della capitale dell’Impero Inca.
Sotto la fitta vegetazione di Sacsayhuamán, uno dei simboli più iconici dell’antica Cusco, capitale dell’Impero Inca, stanno riemergendo strutture, tracciati viari e terrazzamenti rimasti invisibili per secoli. A riportarli alla luce è un team composto da ricercatori polacchi dell’Università di Varsavia e italiani del CNR – Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale (ISPC), impegnato nel progetto internazionale “The Origins of the Capital of the Incas”, finanziato dal Programma OPUS del National Science Centre della Polonia e coordinato da Alexei Vranich del Centro Studi Andini dell’Università di Varsavia. Il progetto mira a ricostruire le origini della capitale inca attraverso un approccio integrato che combina prospezioni non invasive, scavi mirati e analisi archeometriche.
Sacsayhuamán e Cusco
Arroccato sopra la città di Cusco, Sacsayhuamán non è solo un complesso monumentale: rappresenta una chiave di lettura fondamentale per comprendere l’organizzazione simbolica e urbanistica della capitale inca, descritta dalle fonti come una città modellata nella forma di un puma. È proprio da questo scenario che prende forma una nuova sfida scientifica: superare l’idea di una Cusco ‘minore’ nelle fasi precedenti all’espansione imperiale e indagare invece l’esistenza di un centro già complesso, articolato e monumentale.
Il contributo del CNR ISPC
Al centro della ricerca vi sono siti strategici come Cruz Mo’qo e Muyumarka, che contribuiscono a ridefinire il quadro delle prime fasi di sviluppo urbano. In questo contesto si inseriscono le attività della Missione ITACA del CNR ISPC di Potenza, dirette da Nicola Masini, che stanno offrendo nuovi elementi per comprendere le origini e l’evoluzione della capitale dell’Impero Inca, ancora oggi oggetto di un acceso dibattito scientifico.
Il team ha operato attraverso un approccio completamente non invasivo, integrando tecnologie avanzate di telerilevamento e prospezione geofisica. I rilievi LiDAR da drone e la fotogrammetria ad alta risoluzione, curati da Nicodemo Abate e Gabriele Ciccone (CNR ISPC Potenza), insieme alle indagini georadar condotte da Michele Punzo (CNR ISPC Napoli), hanno permesso di ‘leggere’ il sottosuolo senza alterare il sito. Su un’area di circa 69 ettari, acquisita con altissima densità di dati, è stato possibile ricostruire nel dettaglio la morfologia del terreno e individuare numerose evidenze archeologiche finora sconosciute: sistemi terrazzati, tracciati viari, strutture edilizie, possibili aree di cava e persino tracce di interventi di scavo passati ormai cancellati dalla vegetazione.
Queste scoperte mostrano con chiarezza quanto le tecnologie di indagine remota possano trasformare lo studio dei paesaggi archeologici, riportando alla luce ciò che il tempo aveva nascosto. Allo stesso tempo, confermano il ruolo di primo piano del CNR ISPC, e in particolare del Laboratorio AIRLab di Potenza, parte del laboratorio mobile MOLAB di E-RIHS.it, il nodo italiano dell’European Research Infrastructure for Heritage Science (E-RIHS) nello sviluppo di metodologie innovative per l’archeologia del paesaggio.
Dalla ricerca al documentario National Geographic
Questo rinnovato interesse per le origini della civiltà inca trova eco anche nel recente documentario di National Geographic “Manco Cápac, il primo capo dell’Impero Inca”, che vede la partecipazione, tra gli altri, di ricercatori del CNR ISPC impegnati proprio nello studio delle fasi formative della capitale. L’integrazione tra dati da remoto, geofisica e analisi GIS apre oggi nuove prospettive per affrontare grandi questioni storiche, come la nascita e l’evoluzione delle città antiche, offrendo al contempo strumenti concreti per la tutela e la gestione sostenibile del patrimonio culturale.
Un archivio ancora da decifrare
In questo scenario, Sacsayhuamán e il paesaggio circostante emergono non solo come testimonianze monumentali del potere inca, ma come archivi complessi ancora in gran parte da decifrare. Grazie all’integrazione tra tecnologie avanzate e approcci interdisciplinari, la ricerca sta oggi riscrivendo le origini della città, aprendo nuove prospettive non solo per la conoscenza del passato, ma anche per la tutela e la valorizzazione sostenibile di uno dei paesaggi culturali più straordinari del mondo.

















