L’antica città di Bisenzio tra età del Bronzo e età Arcaica: importante crocevia dell’Etruria meridionale

Iniziato nel 2015, il progetto internazionale e transdisciplinare Bisenzio ha come obiettivo l’indagine sistematica del sito archeologico collocato in corrispondenza del monte Bisenzio, un promontorio situato lungo la sponda sud-occidentale del Lago di Bolsena nel territorio amministrativo della moderna Capodimonte in provincia di Viterbo.

Fin dal secondo millennio avanti cristo (età del Bronzo), la sommità di Monte Bisenzio ospitò una comunità umana.

L’insediamento si estendeva verso Est fino alla linea di costa, a quel tempo, notevolmente arretrata per il livello del lago più basso.

Grazie alla sua localizzazione tra la costa tirrenica e la valle del Tevere, e alla disponibilità di una fonte di acqua potabile e di nutrimento pressoché inesauribile, Bisenzio fiorì rapidamente diventando uno dei centri più importanti della regione.

Testimonianza della vitalità della comunità visentina sono le innumerevoli necropoli che si estendono tutto intorno al monte e che hanno restituito ricchi corredi ed alcuni capolavori della manifattura artistica bronzea dell’ottavo secolo a.C., come ad esempio il cosiddetto ‘Carrello di Bisenzio’ oggi custodito al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma.

Al principio del quinto secolo a.C., dopo quasi mille e cinquecento anni di ininterrotto splendore, Bisenzio pare eclissarsi repentinamente. È verosimile che un simile destino sia stato causato dal nuovo assetto socio-politico dei networks urbani dell’Etruria meridionale: l’affermazione dei grandi centri urbani di Vulci, Tarquinia, Orvieto, oltre all’inarrestabile innalzamento del livello lacustre generato forse da vari fattori, tra cui quello climatico.

Nonostante la sua importanza, la conoscenza del sito, tanto archeologica quanto ambientale, è ancora oggi lacunosa e asistematica.

Il progetto Bisenzio (concessione ministeriale del 4/01/2022 Decreto 1), attraverso l’impiego di indagini non invasive, come ricognizioni archeologiche di superficie, geofisica, telerilevamento e indagini cosiddette invasive, quali carotaggi, limitati e mirati saggi di scavo archeologico, integrate allo studio dei contesti recuperati nel passato e dei dati di archivio, ambisce a tratteggiare un quadro di lunga durata e di ampio respiro.

L’obiettivo ultimo è quello di offrire una lettura articolata che, considerando tanto le evidenze culturali (contesti abitativi e sepolcrali, strutture difensive, tessuto viario) quanto quelle naturalistiche (evoluzione del manto vegetale, specie coltivate, fauna selvatica e da allevamento), restituisca alla storia uno dei crocevia più importanti dell’Etruria meridionale interna.

Il progetto Bisenzio, finanziato inizialmente dalla Deutsche Forschungsgemeinschaft e attualmente sostenuto dalla Fondazione Fritz Thyssen, è diretto Andrea Babbi, ricercatore CNR ISPC in collaborazione con il Centro Ricerche Leibniz per l’Archeologia del Römisch-Germanisches Zentralmuseum di Mainz e l’Arbeitsbereich für Klassische Archäologie della Johannes Gutenberg-Universität di Mainz.

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