Scienza e arte si intrecciano per dare vita a nuovi metodi di studio non invasivi per la corretta conservazione dei beni culturali.

Ne è un esempio il metodo micro-Spatially Offset Raman Spectroscopy (micro-SORS) applicato nel campo della Heritage Science per indagare la presenza di composti al di sotto della superficie di opere d’arte senza danneggiare il manufatto, poter vedere le varie stratificazioni pittoriche o ancora osservare fenomeni di degrado in corso.


micro-SORS: un approccio vincente per la conservazione del patrimonio culturale

Il metodo rappresenta l’estensione alla scala micrometrica della tecnica SORS, la cui applicazione alla conservazione dei beni culturali prende origine da un’intuizione di una ricercatrice della sede milanese ISPC, Claudia Conti, durante un congresso del 2010 a Boston quando assiste all’intervento di Pavel Matousek, ideatore del SORS e figura di riferimento internazionale per la spettroscopia Raman.

Questa tecnica, che sfrutta il fenomeno della diffusione anelastica della luce scoperto da un fisico indiano che gli valse il premio Nobel nel 1930, studia le vibrazioni delle molecole di cui è fatta la materia per conoscerne la composizione: applicandola ad esempio ad un dipinto è possibile identificarne i pigmenti e studiare il loro degrado.

Claudia Conti, con un dottorato di ricerca in Ingegneria dei Materiali conseguito al Politecnico di Milano, si occupa di sviluppare metodi non-invasivi di spettroscopia Raman applicata ai beni culturali e per concretizzare l’intuizione avvia un’importante collaborazione con il Rutherford Appleton Laboratory nel Regno Unito, per estendere la tecnica SORS allo studio non-invasivo delle opere d’arte.

Grazie ad un’intensa attività di ricerca sperimentale, Claudia Conti insieme al suo team sposta il range di azione del SORS, adatto per discriminare strati di spessore nell’ordine del millimetro, alla scala dell’arte, dando così vita al micro-SORS, in grado di risolvere per la prima volta strati di spessore micrometrico. Al di fuori del patrimonio culturale, l’impatto più rilevante della sua ricerca riguarda l’area biomedica, i polimeri, la carta e il settore agro-alimentare.

Il premio della Coblentz Society

Questo importante risultato fa guadagnare a Claudia Conti, nel 2020, il Craver award, promosso ogni anno dalla Coblentz Society.

La Coblentz Society è un’organizzazione non-profit fondata nel 1945, con lo scopo di favorire la comprensione e l’applicazione della spettroscopia vibrazionale. Il premio viene lanciato per la prima volta nel 2006, al fine di riconoscere gli sforzi dei giovani spettroscopisti che hanno contribuito in modo significativo allo sviluppo della spettroscopia analitica vibrazionale.

Il premio è intitolato a Clara D. Craver, una donna che nella seconda metà del XX secolo si distinse per i suoi sforzi pionieristici nel promuovere la spettroscopia vibrazionale infrarossa e per i suoi molti anni di servizio alla Coblentz Society.