Archeologia digitale: la Sicilia apre il confronto sull’interoperabilità dei dati archeologici
A Catania Istituzioni, Soprintendenze, Università e Ministero della Cultura a confronto per costruire un dialogo tra il sistema regionale siciliano e le infrastrutture nazionali di gestione del patrimonio archeologico. Al centro del dibattito interoperabilità, standard condivisi e accessibilità dei dati.
Una sfida che riguarda tutto il patrimonio archeologico
Il 19 giugno scorso, presso il Refettorio delle Biblioteche Riunite “Civica e Ursino-Recupero” di Catania, si è svolto il workshop “La gestione dei dati archeologici in Sicilia. Soprintendenze a confronto tra sistema regionale e piattaforma nazionale”, promosso dalla Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici dell’Università di Catania, dalla cattedra di Metodologie della ricerca archeologica e dall’Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale del CNR.
L’incontro ha rappresentato un importante momento di riflessione sulle trasformazioni che stanno interessando l’archeologia nell’era dei Big Data e sulle strategie necessarie per garantire una gestione efficace, condivisa e sostenibile del patrimonio informativo prodotto dalla ricerca.
La crescita esponenziale dei dati archeologici, generati sia dalle attività di ricerca programmata sia dagli interventi di emergenza e di archeologia preventiva, pone infatti nuove sfide legate alla documentazione, alla digitalizzazione, alla conservazione e alla condivisione delle informazioni. In questo scenario, la disponibilità di sistemi interoperabili e l’adozione di standard comuni rappresentano condizioni imprescindibili per valorizzare il dato archeologico come strumento di conoscenza, tutela e pianificazione territoriale.
Costruire un ponte tra Sicilia e sistema nazionale
Ad aprire i lavori sono stati Daniele Malfitana, direttore della Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici dell’Università di Catania, e Antonino Mazzaglia, ricercatore CNR ISPC e membro del Comitato Scientifico dell’Istituto Centrale per l’Archeologia. Entrambi hanno sottolineato la necessità di superare la frammentazione dei sistemi informativi e di promuovere una visione integrata del patrimonio archeologico nazionale.
“Occorre gettare un ponte tra il sistema d’archiviazione siciliano e le piattaforme nazionali per garantire una visione unitaria del dato”, ha evidenziato Daniele Malfitana, richiamando la necessità di superare l’attuale isolamento della Sicilia rispetto ai processi di standardizzazione che stanno interessando il resto del Paese.
L’autonomia regionale e il tema dell’interoperabilità
Il tema assume un’importanza particolare in una regione che, grazie al proprio statuto autonomo, gestisce i processi di catalogazione e documentazione attraverso il Centro Regionale per l’Inventario, la Catalogazione e la Documentazione (CRICD), cui fanno riferimento le dieci Soprintendenze territoriali. Una condizione che, in assenza di specifici protocolli di interoperabilità, rischia di mantenere separati sistemi informativi che perseguono obiettivi comuni.
Nel suo intervento, Antonino Mazzaglia ha evidenziato come la sfida dei prossimi anni consisterà nella progettazione di infrastrutture digitali capaci di integrare dati descrittivi e informazioni geospaziali, favorendo il riuso delle informazioni secondo i principi FAIR (reperibilità, accessibilità, interoperabilità e riutilizzabilità) senza trascurare aspetti fondamentali come la tutela del diritto d’autore e l’adozione di corrette licenze d’uso.
Formazione e nuove competenze per la tutela
Anche Stefania Rimini, direttrice del Dipartimento di Scienze Umanistiche dell’Università di Catania, ha ribadito il ruolo strategico della formazione nella costruzione di nuove competenze professionali, sottolineando come l’evoluzione del settore richieda ormai una visione coordinata a livello nazionale, capace di tradurre il sapere accademico in competenze immediatamente spendibili nei settori della tutela, della ricerca e della gestione del patrimonio culturale.
Il punto di vista del Ministero della Cultura
Di particolare rilievo sono stati gli interventi di Valentina Gemignani, Capo di Gabinetto del Ministero della Cultura, e di Luigi La Rocca, Capo Dipartimento per la Tutela del Patrimonio Culturale. Entrambi hanno richiamato l’urgenza di superare la tradizionale frammentazione degli archivi e delle banche dati che ancora caratterizza molti contesti istituzionali.
Secondo Valentina Gemignani, il futuro della tutela passa attraverso investimenti nelle architetture digitali, nell’adozione di ontologie condivise e nello sviluppo di piattaforme realmente interoperabili, ricordando come l’interoperabilità rappresenti non soltanto una questione tecnologica ma una forma avanzata di collaborazione tra istituzioni.
Sulla stessa linea si è espresso Luigi La Rocca, che ha auspicato la costruzione di una rete strutturata e permanente tra il sistema di tutela statale e quello regionale siciliano.
Il ruolo del Geoportale Nazionale per l’Archeologia
Tra i contributi più attesi, l’intervento di Mirella Serlorenzi, direttrice dell’Istituto Centrale per l’Archeologia, ha illustrato i risultati raggiunti dal Geoportale Nazionale per l’Archeologia (GNA), operativo dal 2023 e oggi riferimento nazionale per la raccolta e la condivisione del record archeologico. Il sistema rappresenta uno degli esempi più avanzati di infrastruttura digitale dedicata al patrimonio archeologico e costituisce il principale modello verso cui orientare i processi di interoperabilità tra le diverse realtà territoriali.
Le esperienze delle Soprintendenze siciliane
Ampio spazio è stato dedicato alle esperienze delle Soprintendenze siciliane. I funzionari delegati delle nove ex province dell’Isola, insieme ai rappresentanti della Soprintendenza del Mare e del CRICD, hanno presentato procedure, strumenti e metodologie adottati nei rispettivi territori, offrendo una fotografia aggiornata dello stato dell’arte. Ne è emerso un quadro articolato e diversificato, caratterizzato da differenti livelli di informatizzazione, standardizzazione e maturità digitale, ma accomunato da una diffusa disponibilità a intraprendere un percorso di integrazione con il sistema nazionale.
Verso una strategia condivisa
Nonostante le criticità evidenziate, dalla carenza di personale alle limitazioni infrastrutturali, fino alla necessità di aggiornamento professionale, il workshop ha registrato un consenso significativo sull’opportunità di avviare un processo condiviso di interoperabilità.
A conclusione della giornata è stata ribadita la necessità di promuovere un protocollo d’intesa tra l’Assessorato regionale dei Beni culturali e dell’Identità siciliana e gli organismi nazionali competenti, con l’obiettivo di individuare modalità operative che consentano l’integrazione del sistema regionale siciliano nelle infrastrutture digitali nazionali.
Il workshop ha rappresentato un primo e significativo passo in questa direzione, ponendo al centro del confronto non i risultati delle ricerche archeologiche, ma le infrastrutture informative che ne consentono la conservazione, la condivisione e il riutilizzo. Una sfida strategica per trasformare il patrimonio informativo archeologico in una risorsa realmente accessibile e condivisa, a beneficio della ricerca, della tutela e della valorizzazione del patrimonio culturale.
Nel corso del workshop sono intervenuti:
Francesca Valbruzzi, Soprintendenza di Enna
Michela Ursino, Angela Merendino, Soprintendenza di Catania
Valentina Caminneci, Soprintendenza di Agrigento
Saverio Scerra, Soprintendenza di Ragusa
Roberto La Rocca, Soprintendenza del Mare
Alessandra Castorina, Soprintendenza di Siracusa
Maria Ravesi, Soprintendenza di Messina
Rosa Maria Cucco, Soprintendenza di Palermo
Laura Capuggi, Direttrice CRICD
Teresa Elena Cinquantaquattro, Dirigente del Servizio II, Scavi e tutela del patrimonio archeologico, MiC















