Patrimonio culturale, identità e comunità nei contesti di conflitto
Ricerca, tutela e archeologia pubblica: l’impegno del CNR ISPC nei paesi segnati dalla guerra, tra cooperazione scientifica e responsabilità sociale.
La tutela del patrimonio culturale nei contesti di guerra è oggi una delle sfide più urgenti per la comunità internazionale. Distruzione e saccheggio dei beni culturali non colpiscono solo la memoria del passato, ma minano le fondamenta delle comunità, privandole di strumenti fondamentali per la coesione sociale e la rinascita.
In questo scenario, il CNR ISPC è impegnato da decenni in paesi segnati da instabilità e conflitti, con un approccio che unisce ricerca scientifica, tutela del patrimonio e responsabilità sociale.
Il CNR è presente in Libano dal 1969, con una storia scientifica strettamente intrecciata alle vicende politiche e belliche del Paese. Dalle prime ricognizioni nella piana dell’Akkar dirette da Antonia Ciasca, interrotte dalla guerra civile, fino al lavoro di Paolo Xella sulle iscrizioni fenicie del Museo Nazionale di Beirut, la ricerca italiana ha sempre operato in stretta collaborazione con la Direzione Generale delle Antichità libanese, pilastro nella difesa del patrimonio culturale nazionale.
La testimonianza del Kharayeb Archaeological Project
Dal 2009, le attività sono coordinate da Ida Oggiano (CNR ISPC) e Wissam Khalil (Università Libanese) all’interno del Kharayeb Archaeological Project: un articolato progetto di ricerca che integra scavo archeologico, studio del territorio e coinvolgimento diretto delle comunità locali. Avviato dallo studio della coroplastica votiva del santuario fenicio di Kharayeb, il progetto si è esteso agli scavi dell’area templare e ai siti di Jemjim, Tel Qasmyie e alla fascia costiera alla foce del fiume Litani.
Fin dalla sua nascita, il progetto ha adottato i principi più avanzati dell’archeologia pubblica, superando una visione esclusivamente accademica della ricerca. Le comunità locali sono coinvolte come parte attiva del processo scientifico, in un percorso di inclusione che restituisce al patrimonio il suo valore di bene condiviso e identitario.
Il decennale del progetto, celebrato nel settembre 2023, poco prima dell’inizio del conflitto tuttora in corso nella regione, è stato dedicato alla cittadinanza con una partecipata cerimonia che ha coinvolto istituzioni, famiglie e operatori locali, alla presenza anche dell’Ambasciata italiana a Beirut.
Le attività dell’ISPC in Libano sono state sostenute da finanziamenti del CNR, del MAECI e della Honor Frost Foundation e hanno incluso formazione, cooperazione internazionale e il coinvolgimento diretto di studenti e docenti libanesi e italiani.
Operare in contesti di guerra significa interrogarsi sul senso stesso della ricerca: ha senso fare archeologia quando le emergenze sono altre? L’esperienza di Kharayeb dimostra che la cultura può essere uno strumento di resilienza, dialogo e ricostruzione, capace di rafforzare il legame tra passato e presente e di alimentare una prospettiva di futuro.
Difendere il patrimonio culturale significa difendere il diritto delle comunità a riconoscersi nella propria storia. In questo senso, il patrimonio non è mai un bottino, ma un bene comune dell’umanità, da proteggere insieme.
Il servizio Tv7 “Bottini di guerra”
Questo impegno scientifico e umano è al centro anche di “Bottini di guerra”, il servizio di Dania Mondini andato in onda il 17 aprile 2026 su Tv7 – Una finestra sul mondo, lo storico settimanale di approfondimento della redazione Speciali del TG1.
Non solo vite umane spezzate sotto le bombe, civili indifesi vittime dei conflitti. Ad essere colpiti sono anche pezzi di Storia, patrimoni dell’intera umanità. A 72 anni dalla firma della Convenzione dell’Aia sulla protezione dei Beni Culturali in caso di conflitto armato, il sogno di pace dell’Onu sembra essere al tramonto. Dall’inizio del nuovo millennio, ordigni di ogni genere hanno mandato in fumo testimonianze delle più antiche civiltà del pianeta in Afghanistan, Iraq e Siria. Le ferite più dure sono state inflitte dalla furia iconoclasta di al-Qaeda, prima, e dell’Isis poi: distrutti siti come Palmira, Aleppo o Nimrud e Hatra. Ora è il patrimonio culturale di Iran, Libano, Palestina, Israele, Gaza e Ucraina ad essere colpito. L’Unesco erige “Scudi blu” (il sistema di protezione dei siti dai rischi di guerra) in alcuni di questi Paesi, che sono sottoposti a continui monitoraggi satellitari.
Nel servizio trova spazio anche la testimonianza di Ida Oggiano, che racconta l’esperienza del CNR ISPC in Libano come esempio concreto di come la ricerca possa diventare strumento di tutela, dialogo e coesione sociale, anche nei contesti più fragili.


















