CHEMCH2026: la comunità internazionale della Heritage Science a confronto tra chimica e patrimonio culturale

Dall’8 all’11 giugno 2026, a Bled (Slovenia), si è svolta l’ottava edizione di CHEMCH – Chemistry for Cultural Heritage, uno dei principali appuntamenti internazionali dedicati all’applicazione delle scienze chimiche allo studio, alla conservazione e alla valorizzazione del patrimonio culturale. La conferenza, organizzata dal Centro di Eccellenza GreenHer e presieduta da Matija Strlič (Direttore GreenHer), si inserisce nella serie biennale promossa dal Working Party on Chemistry for Cultural Heritage della European Chemical Society (EuChemS) e si è svolta sotto il patrocinio dell’UNESCO, riunendo un’ampia comunità interdisciplinare composta da ricercatori, conservatori, professionisti dei beni culturali e rappresentanti delle infrastrutture di ricerca europee.

Il tema centrale dell’edizione 2026 è stato la comprensione della materialità del patrimonio culturale, affrontato attraverso prospettive e metodologie innovative che hanno spaziato dalle tecniche analitiche avanzate all’imaging ad alta risoluzione, dallo studio dei processi di degrado e conservazione ai materiali sostenibili, fino alle più recenti applicazioni della data science, dell’intelligenza artificiale e della modellazione predittiva. In questo contesto è emerso con forza il ruolo delle nuove tecnologie e dell’integrazione di dati multimodali nel trasformare la capacità di analizzare, interpretare e preservare materiali storici e archeologici.

La special session dedicata a E-RIHS ERIC

Il programma scientifico ha previsto 80 presentazioni orali, 64 poster e tre conferenze plenarie, offrendo una panoramica aggiornata sulle più avanzate ricerche nel settore della Heritage Science. Tra i momenti più significativi si è distinta la sessione speciale dedicata all’infrastruttura europea E-RIHS ERIC, introdotta dalla Direttrice Generale Vania Virgili, che ha evidenziato il contributo delle grandi infrastrutture di ricerca allo sviluppo di metodologie, servizi e collaborazioni internazionali per lo studio del patrimonio culturale.

Di particolare interesse è stata inoltre la tavola rotonda internazionale sull’impatto della ricerca scientifica nelle istituzioni culturali, durante la quale Maite Maguregui (EuChemS) ha sottolineato l’importanza dell’integrazione tra competenze chimiche, pratiche di conservazione e bisogni della società. Le relazioni plenarie hanno affrontato temi di frontiera della ricerca come: Koen Janssens (University of Antwerp) ha presentato approcci di imaging multidimensionale per lo studio dei processi chimici nei materiali del patrimonio; Barbara Huber (University of Tübingen) ha illustrato nuove prospettive sull’uso delle piante nell’antichità attraverso l’archeo-metabolomica; Matija Črešnar (University of Ljubljana) ha discusso l’integrazione tra analisi chimiche e ricerca archeologica nell’Europa centrale e sud-orientale.

I workshop tematici

Un elemento qualificante della conferenza è stato rappresentato dai numerosi workshop tematici realizzati in collaborazione con partner scientifici e industriali. Le attività hanno offerto approfondimenti pratici su tecnologie e metodologie avanzate per l’Heritage Science, con focus sulla digitalizzazione 3D autonoma per applicazioni di ricerca e tutela, sulla spettrometria di massa avanzata per lo studio dei contesti archeologici, sull’imaging iperspettrale applicato ai beni culturali e sulle tecniche spettroscopiche FTIR, Raman e XRF attraverso dimostrazioni hands-on.

CNR ISPC activities

In questo scenario di grande vivacità scientifica, il CNR ISPC ha partecipato attivamente contribuendo con risultati di ricerca innovativi che confermano il ruolo dell’Istituto nel panorama internazionale della Heritage Science.

Tra i contributi presentati, Valeria Di Tullio ha illustrato un approccio non invasivo per lo studio del degrado dei materiali plastici, basato sull’integrazione tra spettroscopia NMR portatile e analisi meccanochimica. Giulia Germinario ha presentato una ricerca sull’ottimizzazione di solventi naturali eutettici profondi (NADES) per l’estrazione di lipidi da residui archeologici su ceramica, con l’obiettivo di promuovere procedure più sostenibili per l’analisi dei reperti. Barbara Salvadori ha invece mostrato come l’Oddy Test possa evolvere da strumento prevalentemente qualitativo a metodologia chimicamente informata grazie all’integrazione di analisi spettroscopiche e cromatografiche avanzate.

Un contributo significativo è arrivato anche dalle dottorande CNR ISPC impegnate nel settore della Heritage Science, a testimonianza dell’attenzione dell’Istituto verso la formazione delle nuove generazioni di ricercatrici e ricercatori. Margherita Giugni ha presentato uno studio sullo sviluppo di metodologie integrate di imaging MIR–SWIR per la mappatura dei leganti pittorici applicate a mock-up di riferimento, mentre Marina Vieri de Mitri-Fernández ha illustrato una ricerca sugli effetti fisico-chimici del plasma a bassa temperatura (LTP) sui materiali tessili, finalizzata allo sviluppo di strategie di conservazione sicure, controllate ed efficaci.

La partecipazione a CHEMCH2026 ha rappresentato per il CNR ISPC un’importante occasione di confronto con la comunità scientifica internazionale e di consolidamento di collaborazioni interdisciplinari. Il convegno ha infatti mostrato come la chimica, in dialogo con archeologia, scienza dei materiali, conservazione e scienze digitali, sia oggi uno strumento fondamentale per affrontare le sfide della sostenibilità, della conservazione e della valorizzazione del patrimonio culturale, contribuendo alla costruzione di nuove conoscenze e metodologie per la tutela del passato e delle sue testimonianze materiali.